Il Vespro all’ora del vespro, era l’ora in cui, nell’antico rito, si celebrava il Lucernarium ovvero l’accensione dei lumi. E questo Vespro della Beata Vergine da concerto composto sopra canti fermi, a sei voci e sei strumenti (1610) di Claudio Monteverdi è stato un bellissimo primissimo chiarore sfolgorante e immenso su questa 43esima edizione del Monteverdi Festival. La monumentale composizione composta da 13 brani (il 14esimo è un Magnificat più semplificato) di cui un inno, quattro mottetti, una sonata e cinque salmi è stata affidata, in questo 2026, alla direzione di Leonardo Garciá Alarcón.
Ne ha dato una lettura con tanti capitoli di assoluto pregio musicale partendo da un’intensità espressiva tipicamente latina. Non ha però trascurato tutti quegli accorgimenti filologici e di prassi esecutiva, cari alle proposte interpretative che arrivano dal mondo interpretativo anglosassone e che così vanno di monda.